Mookie on April 13th, 2010
Oklahoma City Thunder @ Portland Trail Blazers 95-103
[record: 50-31]

“Dovrò operarmi, bisogna solo decidere quando”. Lo dice Brandon Roy prima della partita tra Blazers e Thunder. I primi esami medici hanno sentenziato una distorsione al menisco del ginocchio destro, costringendolo a saltare le ultime due sfide di regular season e mettendo a rischio la sua presenza ai playoff.

“Io voglio giocare, sono i playoff! Giochi 82 partite e prendi bastanote solo per arrivare a questo momento – ha spiegato la star dei Blazers, prima di precisare – I ragazzi hanno fatto un buon lavoro tutto l’anno, che io giocassi oppure no. La cosa migliore ora? Se dovessi giocare, devo farlo ad un livello che sia davvero d’aiuto.”

Venerdì si faranno altri accertamenti per capire quanto possa essere dannoso sollecitare ulteriormente il ginocchio, ma dalle prime indiscrezioni sembrano esserci buone chance che Roy possa disputare i playoff. Certo lontano dal 100% della condizione.

Portland va in campo per la sedicesima volta senza il suo miglior giocatore. E vince. E nella partita in cui i tifosi non sanno se rivedranno in campo il loro idolo, a pochi secondi dalla fine tributano una fragorosa ovazione per il nuovo eroe del Rose Garden: Marcus Camby.

Per me qualche volta hanno cantato ‘M-V-P, M-V-P’, ma non hanno mai gridato il mio nome così forte come hanno fatto per lui stasera – è la conferma di Roy a fine match.

Appena ieri esaltavo il veterano arrivato dai Clippers, attribuendogli un’importanza pari a quella di Roy. Ma diamine 30 punti da lui non me li sarei mai aspettati stanotte.

Partita nata male, con i Thunder che volano sul +12 e vanno all’intervallo con un margine di otto lunghezze. Webster e Batum, dopo la buona prova contro Kobe Bryant, fanno bella figura anche contro Durant: per il candidato MVP 30 punti, ma solo 9 (3/12 dal campo) nella seconda metà gara.

Ancora fantastico Andre Miller: 22 punti, 7 assist e 4 recuperi. Migliore selezione di tiro rispetto alla partita contro i Lakers e ancora devastante con le sue penetrazioni, sostituendo degnamente Roy nell’aprire la scatola difensiva avversaria.

Prima volta da starter per Rudy, che però tira solo dalla lunga distanza (2/6). Forse non un caso unico, ma certamente raro: Portland ha più recuperi (7) che palle perse (6).

E sono 50!
Per la seconda stagione in fila e nonostante l’infermeria fosse sempre piena, superata la soglia che rappresenta l’eccellenza, come ha sottolineato orgoglioso coach McMillan.

Per essere sicuri del sesto posto, Portland deve avere la meglio anche contro Golden State, in occasione del 112° tutto esaurito del Rose Garden.
Restano 4 le possibili avversarie al First Round: Dallas, Denver, Utah e Phoenix. Le due rivali divisionali sono le uniche squadre del tabellone della Western ad aver vinto la serie di regular season contro i Blazers.

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Mookie on April 12th, 2010
Portland Trail Blazers @ Los Angeles Lakers 91-88
[record: 49-31]

È una costante: quando un Blazers lascia il campo per infortunio, poi i compagni vincono. È successo anche ieri a Los Angeles, quando Brandon Roy ha sentito male al ginocchio ed ha preferito non insistere.

Il franchise player di Portland è stato seguito come un’ombra da Ron Artest, uno dei migliori difensori della Lega se servisse precisarlo, concludendo la partita con un solo canestro (delizioso!) in 11 minuti. Paradossalmente all’uscita di scena di Roy è coincisa anche quella di Artest che, senza un avversario degno cui appiccicarsi, è gradualmente sparito dal campo e nelle battute finale è stato tenuto in panchina da coach Jackson.

I Lakers hanno giocato prima per lo spettacolo e solo poi per vincere. Almeno fino a pochi minuti dal termine, quando si sono accorti che Portland stava mettendo il risultato in cassaforte. A decidere l’eisto della sfida, nel finale, sono stati i tiri liberi. E uno zero su due di Kobe non capita tutti i giorni.

Premesso questo, è stata una buona prestazione quella dei Blazers, dopo i primi imbarazzanti giri di lancetta in cui i Lakers sono volati 11-2.
Andre Miller ha forzato qualche tiro di troppo, ma nel secondo tempo è stato l’unico a sorprendere la difesa avversaria con le sue penetrazioni.
Quando Lamar Odom e Gasol da soli parevano in grado di indirizzare la partita verso un comodo garbage-time, Rudy Fernandez ha messo importanti canestri che hanno permesso a Portland di restare ad un margine recuperabile. Nella seconda metà gara invece è stato più prezioso come assist man, compreso un meraviglioso alley-oop per Aldridge.
Lo spagnolo prima è subentrato a Miller, giocando play, poi si è spostato a vice-Roy quando a far rifiatare Andre ci ha pensato Bayless.

Bravissimo Martell Webster, finalmente! Oltre ad essersi alternato con Batum nella marcatura su Bryant (che comunque non era nella sua serata migliore) senza uscirne proprio deriso, il tiratore dei Blazers ha infilato un paio di triple importanti e nel momento della verità non ha tremato, procurandosi e infilando un doppio tre su tre ai liberi. Mica male per un giocatore emotivo come lui.

Mio personale MVP: Marcus Camby.
Non ne faccio una questione di statistiche, altrimenti Aldridge – 24 punti e 11 rimbalzi – sarebbe il primo della lista. Ma la differenza l’ha spiegata perfettamente Peterson in telecronaca: miglior giocatore in campo Aldridge, giocatore più decisivo per la vittoria Camby.

Nonostante Bagatta continuasse ad attribuire ogni stoppata ad Aldridge, basta guardare il boxscore per appurare chi è il difensore efficace nell’arrivare in aiuto e sporcare il tiro diretto a canestro. In attacco è l’unico uomo che vedrete saltare sempre a rimbalzo nel tentativo di recuperare il possesso o almeno tenere viva la palla. Ieri in traffico ha pescato alcuni tap-in per correggere l’errore di un compagno davvero vitali, su tutti quello che nell’ultimo minuto ha rimesso Portland avanti di uno sul semigancio sbagliato da LaMarcus.
In questo momento Camby ha un peso specifico pari a quello di Roy: è essenziale.

Dal 1997 Portland non vinceva la serie di regular season contro i Lakers, impresa riuscita quest’anno con due match su tre disputati allo Staples Center. Con la vittoria di ieri Portland ha notevolmente aumentato le chance di evitare proprio i campioni in carica al First Round – e dimentichiamo pure il 2-1 della stagione regolare, ai playoff sono i peggiori clienti sulla piazza.

Questa notte si completa il diciottesimo back-to-back della stagione, una voce statistica in cui Portland ha fatto bella figura: 21 vittorie a fronte di 15 sconfitte ed in particolare 14 vittorie su 18 nelle seconde sfide, quelle cioè giocate con una partita sulle gambe da meno di 24 ore.

Come nel primo della serie, anche l’ultimo dei back-to-back si conclude contro i Thunder. Il primo di novembre ad Oklahoma City vinsero i Blazers, al primo successo esterno. Oggi invece sarà al Rose Garden che si deciderà chi può ambire al sesto posto e chi invece deve solo sperare di salvarsi dall’ottavo posto. Infatti una cosa è certa: chi perderà rimarrà dietro alla vincente, qualsiasi cosa accada nell’ultima partita.

La situazione:
Portland, San Antonio e Oklahoma hanno tutte lo stesso record, 49-31

Calendari:
Blazers: vs. Thunder, vs. Warriors
Thunder: @ Blazers, vs. Grizzlies
Spurs: vs. Timberwolves, @ Mavericks

In caso di parità con gli Spurs, il tie-breaker è a favore di Portland.

Il risultato della prossima sfida al Rose Garden è troppo importante per non essere considerato un anticipo di playoff. Durant ha una tradizione negativa contro i Blazers – che significa comunque oltre 26 punti di media, ma con cattive percentuali – ed i suoi Thunder arrivano da una sconfitta, imprevista e costosa, contro Golden State. Un avvertimento, quello lasciato dagli Warriors, che in Oregon faranno bene a considerare nella gara #82 della regular season.

Update: Roy non sarà in campo questa notte.

Mookie on April 6th, 2010

Head Coach: Nate McMillan (5 ½)
Il bilancio dei pro e contro a mio avviso è negativo.

Pro. È stata una regular season cadenzata da continui infortuni: persi i due centri con conseguente voragine nel ruolo, metà anno senza Batum e per un paio di mesi anche di Outlaw, 12 partite senza Roy, solo Miller e Webster le hanno giocate tutte. Nonostante questo i Blazers sono vicini alle 50 vittorie anche quest’anno, è piuttosto fazioso sostenere che i meriti vadano solo ai giocatori.

Contro. Senza Batum il coach non è riuscito a trovare un assetto stabile e convincente, specie nel reparto backcourt in cui c’è sempre stata abbondanza di soluzioni. Le ha provate tutte, facendo e disfando, e lasciando perplessi gli stessi giocatori. Miller in panchina per fare giocare Blake con il pretesto (ridicolo) che l’ora ex Blazers conosceva meglio il playbook dei Blazers. Poi l’esperimento del doppio play con Miller e Roy spostato in ala piccola. Bayless e Webster non hanno avuto continuità di rendimento, ma neppure sono stati aiutati: Bayless impiegato a singhiozzo, Webster passato dai 30 minuti a gara ad essere quasi ai margini della rotazione. Sia Miller che Roy si sono pubblicamente lamentati di non capire più quale fosse il loro ruolo in squadra.

Pro. Molto tempo è stato sprecato, salvo poi scoprire che la soluzione più logica in estate si è poi dimostrata la più efficace. La squadra giunge ai playoff finalmente con una precisa identità di gioco e ruoli ben definiti.

Contro. Non si sono stati progressi nel gioco. Miller offre qualche lob ai lunghi (o ai giocatori che tagliano dall’angolo) creando qualche canestro facile in più. Sempre Miller, assieme a Roy, è l’unico in grado di attaccare la difesa, penetrare nel pitturato e trovare una conclusione o servire un compagno libero sul perimetro. Per il resto Portland vive e muore su una circolazione di palla che, se efficace, trova un giocatore in grado di tirare con spazio dal perimetro. Motivo per cui i risultati dei Blazers sono strettamente collegati con le percentuali di tiro (37-5 il record quando Portland tira dal campo meglio degli avversari).

Pro. La squadra vince di più in trasferta – ma questo è anche merito di giocatori che hanno un anno di esperienza in più e anche dall’aggiunta di 2-3 veterani al roster.

Contro. Un anno fa i Blazers erano quelli che vincevano quasi sempre (9-1) le partite decise da meno di tre punti, dimostrando una maturità down the stretch sorprendente per la squadra (allora) più giovane della Lega. Quest’anno la situazione il record nella casistica è 5-3 (e 1-5 in overtime), una differenza troppo evidente per pensare ad un una semplice casualità.

Pro. La migliore idea del coach quest’anno è stata quella di coinvolgere Greg Oden ed ha scelto il modo migliore per farlo: fargli toccare, partita dopo partita, sempre più palloni in attacco. Prima che si infortunasse di nuovo Oden stava dimostrando di avere delle soluzioni offensivi meno limitate di quanto si credesse e di poter dare quei punti nel pitturato che Portland fatica a trovare. Oden in prospettiva non deve solo essere un fattore in difesa, perché è anche in attacco che ci sono grosse lacune da colmare. E Greg ha lasciato intravedere di poter essere anche un passatore decente. Peccato che il suo miglior momento sia coinciso con il periodo critico di Roy.

Contro. Portland gioca al ritmo più basso della Lega ed è terza per punti concessi agli avversari. Ma se si guardano le statistiche di efficienza difensiva, legate cioè al numero di possessi, scopriamo che i Blazers sono a metà classifica. McMillan trova nello slow-pace un prezioso alleato per nascondere le carenze a quello che lui da sempre identifica come la priorità numero uno, il fattore che permetterà il definitivo salto di qualità. Camby, che proprio “in aiuto” è uno dei migliori lunghi della Lega, e Batum stanno evitando che si rivedano le figuracce viste nella prima parte di stagione. Ma se il sistema fosse ben collaudato, non dipenderebbe in modo così infuente dai suoi interpreti.

General Manager: Kevin Pritchard (6 ½)
Portland non si trova né nell’anno della rifondazione, né in quello dell’ora o mai più.
Per questo motivo è inopportuno valutare il lavoro del management isolando questa singola stagione da quelle precedenti.

In passato ho sostenuto l’immobilismo di Pritchard che, a fronte di spazio salariale ed un roster pieno di giocatori appetiti sul mercato, non si è sbilanciato per arrivare ad un big. Non c’era fretta di muoversi (anche per lasciare maturare i giovani) ed il prescelto doveva essere perfetto, perché poi non ci sarebbe stato lo spazio per pescarne un altro.

Tuttavia lo spazio salariale ha i giorni contati e già in estate bisogna investire quasi 10 milioni di dollari. Fallito, malamente, l’assalto a Turkoglu. Lasciando anche in sospeso la domanda: come diavolo avrebbero giocato con il turco? E che ne sarebbe stato di Batum? Ha poi dirottato su Millsap, anche qui inutilmente, Miller è stato dunque solo la terza scelta. Un ripiego, neanche troppo apprezzato dal coach.

Il contratto offerto a Miller, però, ha il pregio di terminare presto (biennale, con team option per il terzo anno) e di poter essere venduto bene (contratto in scadenza) già quest’estate. Salvaguardata insomma la famosa flessibilità tanto cara al general manager.

La tattica di pazientare in attesa del colpaccio secco è stata messa a dura prova dalla situazione dell’infermeria e dai risultati negativi che hanno finito per mettere in dubbio la stessa qualificazione ai playoff. E così, alla fine, Pritchard ha DOVUTO muoversi e rinunciare a due dei suoi pupilli, Blake e Outlaw. Una coppia di giocatori che avrebbe potuto vendere molto meglio (magari aggiungendo cash & picks) in estate.

Però ha preso Marcus Camby, in assoluto il centro che meglio risponde all’identikit del profilo mancante nella frontline dei Blazers. Anche lui arriva come un ripiego (infortuni season-ending a Oden e Przybilla) e a tempo determinato, ma in Oregon deve pensare bene al futuro del Miglior Difensore della Lega del 2007. Un paio d’anni ad alto livello li può dare ed essere un buon insegnante per lo stesso Oden.

Lo sfortunato incidente domestico di Przybilla ritarda ulteriormente il recupero del lungo di origine polacca che probabilmente rivedrà il campo oltre un anno dopo la sua ultima partita. I soldi per confermare entrambi, Camby e Przybilla, non ci saranno. Il destino è crudele, ma un general manager deve pensare al bene della squadra.

Come raccontato nell’ultimo team report, Pritchard si trova per la prima volta in discussione. La fiducia della proprietà è stata provvisoriamente confermata, con la promessa-minaccia di ripensarci a stagione conclusa. Il problema principale è che coach e gm non vanno affatto d’accordo, al di là delle dichiarazioni di rito. Il general manager in particolare ritiene che il coach non valorizzi il roster che gli è stato messo a disposizione. In questo momento mi pare difficile che questa coppia possa lavorare assieme ancora a lungo. Ma se ai vertici della franchigia opteranno per tenere il coach e cambiare il gm, non si può nascondere il fatto che pure il manager qualche errore l’ha fatto.

Se davvero vuole mettere McMillan con le spalle al muro e scaricare su di lui le responsabilità di eventuali risultati al di sotto delle aspettative, dovrà darsi da fare e in fretta. Riuscendo in quel che fin qui non lo ha visto brillare: una trade o un free-agent che promettano un salto di qualità.