Chi vi scrive cerca di seguire la squadra meglio che può, guardando le partite, ascoltando interviste e radio show, leggendo gli articoli della stampa, cartacea e digitale, americana.

Chi è lì, oltreoceano, ha sicuramente ha un punto di vista privilegiato, per ovvie ragioni. Ecco allora che per darvi qualche informazione e qualche opinione in più ho contattato uno dei giornalisti più vicini alla franchigia, sicuramente il più prolifico degli insiders: Dave Deckard.

Dave scrive per BlazersEdge.com ed è presenza fissa nel Radio-Podcast di TrailBlazers.com, dove spesso sono ospiti dirigenti, allenatori e giocatori della franchigia di Portland. Ho raggruppato le risposte per tematiche affrontate.

IL COACHING STAFF

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1. McMillan è un game-coach? Può essere lui l’allenatore giusto per conquistare l’Anello?

È difficile dire se Nate McMillan è un grande in-game coach, perché fino a questo punto nella sua carriera non ha avuto grandi giocatori. Ha fatto bene a Seattle con una squadra ritenuta da tutti dalle risorse limitate. Ha fatto bene a Portland con una squadra considerata dai più troppo giovane per avere successo. Ma non vinci 54 partite senza sapere qualcosa di quali adeguamenti fare nel corso della partita.

Alcuni criticano Nate per le sue rotazioni, dicendo che è troppo rigido e troppo restio a provare giocatori nuovi. Ma ogni volta che uno di questi nuovi giocatori ha avuto una chance, si è rivelato mediocre o peggio. I giovani che stanno avendo successo – Brandon Roy, LaMarcus Aldridge, Rudy Fernandez, Nicolas Batum – sono tutti giocatori in cui Nate crede e sembra che abbia un buon occhio per il talento.

Di sicuro ci sono coach migliori di Nate nei 48 minuti, ma per essere onesti quegli allenatori hanno anche avuto più esperienza con squadre forti. Penso a Phil Jackson, ad esempio. È universalmente ritenuto un grande allenatore ma ha avuto Kobe, Shaq, Michael Jordan. Avessimo dato a Nate questi giocatori, sarebbe considerato anche lui un grande coach. Greg Popovic ha Tim Duncan e Tony Parker, Jerry Sloan ha avuto Stockton e Malone e ora una grande point guard come Deron Williams. Finché non vedremo i giocatori di Portland sbocciare nel fiore degli anni, diventando più affidabili e continui, non possiamo giudicare davvero Nate sulla singola partita. Dobbiamo invece guardare al quadro complessivo e quello che questo ci dice è che Nate sta facendo bene.

Penso che saranno i giocatori, più del coach, a determinare se i Blazers vinceranno un campionato. Il lavoro di un coach in NBA è di tenere il gruppo unito, delineare un progetto generale e dare ai giocatori le informazioni che gli servono per vincere. Se Brandon Roy, LaMarcus Aldridge e Greg Oden si riveleranno dei grandi giocatori Portland conquisterà uno o più anelli. Sei uno o più di questi giocatori non rispetterà le aspettative, diventerà molto difficile. Questo a prescindere da chi allenerà la squadra.

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2. Quali sono i compiti da assistant coach di Monty Williams? Potrebbe essere il nostro futuro capo-allenatore (o lo sarà altrove)?

Monty Williams lavora con le guardie e le ali tiratrici, gli esterni insomma. È anche uno stratega a supporto di Nate durante le partite e aiuta i giovani a capire questa Lega. Tutti parlano di lui come di una persona magnifica, il classico ragazzo con cui la gente ama parlare, forse è per questo che appare spesso nei media.

Se i Blazers iniziano a fare un po’ di rumore nei playoffs molti assistant coaches diventeranno potenziali candidati per posti da head coach nella Lega. È ancora presto per dire se Monty otterrà queste attenzioni, certo potrebbe succedere.

LA FRONTLINE

Oden e Aldridge a lezione da Lucas (di spalle)

Oden e Aldridge a lezione da Lucas (di spalle)

1. LaMarcus amplierà il suo gioco interno, o continuerà a mostrarci il suo tiro in allontanamento da canestro? Maurice Lucas può essere il nostro Kareem, o LaMarcus diventerà un’ala piccola come qualcuno suggerisce?

LaMarcus è in continua evoluzione da quando è entrato nella Lega. Ha iniziato come jump shooter. I Blazers hanno lavorato su di lui sviluppandone muscoli, forza e gioco interno. Poi Greg Oden è arrivato in squadra, e Oden si prenderà sempre più spazio e tiri in post. In NBA non puoi mettere in campo due giocatori di post-basso nello stesso tempo, perché portano troppi difensori nel pitturato. Perciò LaMarcus ora deve ritornare ad essere principalmente un jump shooter.

Comunque il fatto che sia un jump shooter non significa che debba tirare in allontanamento. Deve lavorare ed imparare a rilasciare più rapidamente i tiri frontali. Deve imparare a palleggiare attaccando il canestro anche quando marcato stretto.. o almeno sviluppare un palleggio per sfuggire al difensore. È più veloce della maggior parte dei suoi marcatori e deve imparare ad avvantaggiarsene. Può anche essere devastante correndo in contropiede, come abbiamo visto alla fine dell’ultima stagione.

Probabilmente LaMarcus non diventerà mai un’ala piccola. Dovrebbe difendere sui pari ruolo e nonostante sia un buon difensore sul perimetro, grazie alle leve lunghe, ad inseguire giocatori di due metri abbondanti, rapidi, atletici e che sanno palleggiare bene con entrambe le mani, si sfiancherebbe presto e finirebbe col fare troppi falli. Coach Lucas è una parte importante del nostro staff, in particolare lavora con i nostri Big Men. Attualmente si sta curando dal cancro e le nostre preghiere sono per lui. Può insegnare a LaMarcus come fanno canestro le power forward, visto che lui è stato uno dei migliori interpreti del ruolo. Ma anche qui sta ai giocatori mettere in pratica quel che gli viene insegnato. Gli allenatori possono aiutare, ma sono i giocatori a fare la più grande differenza.

2. Quale sarà l’obiettivo principale di Oden l’anno prossimo? Cosa gli impedisce di essere un centro di alto livello?

Il suo principale problema, ora come ora, è restare in campo. Nessuno lo può fermare dal catturare rimbalzi e difendere, se si tiene alla larga dai problemi di falli. I Blazers hanno bisogno di migliori difensori tra le guardie per aiutarlo. In questa stagione Portland ha costretto Oden a uscire dall’area dei tre punti per scalare sulle guardie rimasta libere per scelte difensive. È una lunga strada da percorrere per un sette-piedi. Ed è altrettanto difficile per qualsiasi giocatore di quella taglia dovere opporsi uno-contro-uno ad una point guard. In situazioni simili un fallo è quel che sta per accaddere.

Le guardie dei Blazers devono tenere i loro uomini lontano dal pitturato. Se Greg può concentrarsi sul difendere i big men avversari la maggior parte del tempo, allora i suoi falli diminuiranno e di conseguenza giocherà più minuti. Deve anche tenere basso il peso e migliorare la rapidità laterale. Inoltre deve ricordarsi di tenere alte le mani quando difende, per evitare falli sciocchi. Uno o due anni dovrebbero bastare porre rimedio a tutto.

IL MERCATO

Si pensa a rimpiazzare Steve Blake..

Si pensa a rimpiazzare Steve Blake..

potrebbe partire anche Outlaw!

potrebbe partire anche Outlaw!

1. Qual è la nostra principale necessità: un cambio per i lunghi, una vera point guard o entrambi? Non potrebbe essere McDyess l’innesto perfetto?

McDyess sarebbe un’addizione interessante. Ai Blazers servono veterani. Servono giocatori che possano riempire un ruolo a roster senza pretendere di avere la palla in mano. Servono giocatori che possano giocare con istinto e fiducia, sapendo cosa fare senza doverci pensare su troppo. Un aiuto a qualsiasi delle tre posizioni – point guard, shooting guard e power forward – sarebbe fantastico.

I Blazers hanno una point guard discreta in Steve Blake. Si integra bene con Brando Roy perché sa tirare da tre e non ha bisogno di avere la palla tra le mani per essere efficace. Roy gioca meglio quando controlla la palla. Se acquisti una point guard prestigiosa a cui piace gestire la palla, un tra quest’ultimo e Roy potrebbe non giocare al massimo delle proprie capacità. Attualmente il problema è cosa fare quando Blake siede in panchina. Problemi di falli, infortuni, affaticamenti, cattivi match-up, tutti aspetti che potrebbero limitare i minuti di Blake. Portland non ha altre opzioni al momento. Sergio Rodriguez non è migliorato abbastanza per valere molti minuti. Jerryd Bayless non ha mostrato sufficienti qualità per il ruolo. I Blazers hanno bisogno di un giocatore d’esperienza, che sia titolare o anche solo il cambio di Blake. Se avessero un titolare affidabile potrebbero rimpiazzare Blake, ma trovarlo è il più ostico dei problemi dei Blazers.

2. Chi se ne andrà, oltre Sergio e Channing? Travis, Rudy, Martell, Nicolas: non ce n’è uno di troppo?

I Blazers hanno tre principali questioni da risolvere riguardo al roster. Primo: hanno tre point guard ma ancora non riescono a riempire in modo soddisfacente il ruolo per 48 minuti. Secondo: ci sia aspetta grandi cose da Nicolas Batum, ma c’è anche il rientro di Martell Webster e anche Travis Outlaw gioca a volte in ala piccola. Ciascuno di loro potrebbe facilmente giocare oltre 30 minuti a partita. Devono cedere uno dei tre. Altrimenti un buon giocatore marcisce a fine panchina e questo non fa bene né alla squadra né al giocatore. Terzo: prima o poi devono decidere cosa fare di Rudy e Roy. Ora giocano nella stessa posizione, uno dei due deve cambiare ruolo o uno dei due deve essere ceduto.

I Blazers quasi sicuramente trasferiranno una point guard e un’ala piccola durante la off-season. Channing Frye probabilmente verrà rilasciato. Chi altro se ne andrà dipende dal tipo di giocatore che vogliono ricevere in cambio. Se vogliono una star o almeno un valido titolare, allora dovranno necessariamente salutare uno dei loro giovani talenti: Batum, Fernandez o Bayless. Bayless è probabilmente quello con meno valore di mercato, quindi è più facile immaginare che il sacrificato sarà uno degli europei. Comunque i Blazers potrebbero non aver davvero bisogno di una star. Se si accontentano dell’aiuto di un veterano, può bastare cedere una point guard e un’ala piccola.

Sergio è un partente quasi sicuro. Blake se ne andrà se otteniamo una point guard del calibro di Kirk Hinrich perché il suo ingaggio servirebbe a far funzionare la trade. Anche uno tra Martell Webster e Travis Outlaw se ne andrà. Sono entrambi buoni giocatori, ma non c’è spazio per tutti e due.

3. Quando sarà il momento della zampata di Pritchard? Il giorno del draft, inizio stagione o attorno alla trade deadline?

Dipende tutto dal partner di affari di Portland e dal tipo di trade. La struttura salariale subirà delle modifiche tra giugno e luglio. Se conviene fare una trade con il monte ingaggi 2008-2009, questa avverrà a ridosso del draft. Se invece la trade servisse per il il monte ingaggi 2009-2010, allora aspettiamo metà luglio. Kevin Pritchard non è noto per scambi conclusi nei paraggi della trade-deadline. Giustamente ritiene che stravolgere una squadra a metà stagione sia una cattiva idea, specialmente per un gruppo giovane come il nostro.

I PLAYOFF

supportingcast

Come si spiega il fallimento di quel supporting cast tanto elogiato durante la regular season?

Ron Artest ha giocato più partite di playoff dell’intero roster dei Blazers. Questa è la risposta secca. I Rockets hanno perso al primo turno nelle ultime sei occasioni in cui sono arrivati alla post-season. Non volevano permettere che accadesse ancora. Portland si è presentata in campo con i guantoni da boxe, i Rockets con il bazooka. I Blazers, senza essersi trovati lì prima, non hanno capito il livello agonistico della battaglia che li attendeva. Se ne sono resi conto troppo tardi. Penso che Portland si sia svegliata dopo essere stata travolta nella prima partita, ma non è bastato.

Poi i Rockets avevano alcuni matchup molto favorevoli contro i Blazers. Aaron Brooks era così veloce che Steve Blake ha sofferto molto in marcatura. Ron Artest e Shane Battier sono alti, sanno tirare da fuori e posso difendere su chiunque gli arrivi di fronte. Quando Portland ruotava in aiuto su questi ragazzi, Luis Scola colpiva con quei facili tiri in sospensione che sono uno dei suoi punti di forza. I Rockets avevano le caratteristiche giuste per affrontare i Blazers e si è visto. Non è stato tanto un fallimento da parte di Portland. è semplicemente il modo in cui è stata costruita la squadra.

L’ANELLO

Brandon Roy: follow the leader!

Brandon Roy: follow the leader!

1. Roy ha detto “possiamo lottare per il titolo prima di quanto pensiate”. Abbiamo davvero una possibilità già l’anno prossimo?

Non una vera chance, no. Cambierei opinione solo se ci sarà una trade che porti una super point-guard o una buona point guard più una star in ala piccola. A Greg Oden serve un altro anno di sviluppo. La squadra ha bisogno di affiatarsi e conoscere meglio la Lega. L’anno successivo al prossimo sarà il momento in cui iniziare a pensare davvero in grande.

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3 Comments to “Intervista a Dave Deckard”

  1. Rocky says:

    complimenti mookie, eccezionale come al solito. ma dove l’hai beccato, via mail? è quello che scrive su blazersedge, esatto!?

  2. [...] il suo blog (Do The Right Thing) ha contattato il giornalista e ha pubblicato in esclusiva l’intervista intera spaziando dall’allenatore, ai giocatori, ai movimenti di mercato futuri, all’esperienza [...]

  3. [...] L’intervista a Dave Deckard è stata l’occasione per affrontare i principali temi della stagione appena conclusa e per dare un primo sguardo al futuro. Mancava solo di una preziosa componente, quelle informazioni che ti può dare solo chi segue la squadra direttamente dal luogo in cui tutto avviene: allenamenti e partite, in casa e in trasferta, a bordo campo durante le fasi di gioco, negli spogliatoi prima e dopo la gara. [...]

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